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E’ la parte della spina dorsale che sostiene il “mondo della testa”. I pensieri gravano sulle vertebre come dei pesi concreti e i disturbi della cervicale nascono spesso da un sovraccarico a livello mentale.

Il rachide cervicale e i suoi muscoli non solo sostengono meccanicamente il capo, ma anche ciò di cui esso è scrigno, ciò di cui il cervello, nella sua immensa complessità, è contenitore e al tempo stesso motore.

A partire dai pensieri: impegno mentale, determinazione, progettualità, ma anche sforzo, preoccupazioni, paure e ossessioni.

Con il loro “peso specifico”, sia buono che cattivo, i pensieri gravano sulla colonna con la stessa consistenza dei pesi concreti. E i muscoli cervicali si contraggono proprio come se questi pensieri – in se stessi impalpabili – fossero elementi solidi, da sostenere con forza e rigore, in modo da non sbilanciare l’equilibrio della testa, in tutti i sensi.

Questo tenere la testa sul collo (popolarmente si dice “sulle spalle”) richiama il controllo degli eccessi emotivi e istintuali, e dunque l’affermazione delle norme morali di riferimento sia religiose che laiche, ma anche la protezione da picchi emozionali che potrebbero “far perdere la testa”.

Si innesta qui, per  analogia, il senso di responsabilità verso se stessi e gli altri. Sostenere le problematiche e i bisogni attraverso un impegno serio, affidabile. Mantenere la parola data, portare fino in fondo con la forza di volontà un intento dichiarato. E in tal modo poter andare “a testa alta” nel mondo, o “risollevare la testa” dopo un periodo di difficoltà.

Disturbi a livello cervicale nascono spesso da un sovraccarico di contenuti mentali, specificamente legato a troppo rigore o senso di responsabilità, che va a discapito della vita emozionale e sessuale.

Fonte: Riza. La lettura psicosomatica degli organi. Ogni organo ha un suo linguaggio. Impara a conoscerlo per ritrovare il tuo benessere.


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